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PSICOLOGA ANALISTA E PSICOTERAPEUTA ITALIANA
Dottoressa ASSUNTA BONA
A“UN ASCOLTO POSSIBILE” … il lungo viaggio
per condividere l’andare dell’altro…
(iscrizione Albo Psicologi n.3871 iscrizione Albo Psicoterapeuti n. 1755) - Colegio Oficial de Psicologos de Las Palmas n. P-01830
Dott.ssa Assunta Bona – Psicologa, Psicoterapeuta e Analista Junghiana
Assunta Bona è una psicologa-analista con oltre 35 anni di esperienza, specializzata in psicoterapia individuale, di coppia e familiare. Di formazione junghiana e sistemico-relazionale, accompagna le persone in percorsi profondi di crescita e comprensione interiore.
Dopo la laurea in Psicologia clinica a “La Sapienza” di Roma, ha proseguito la sua formazione in vari istituti di eccellenza italiani, approfondendo la psicopatologia dell’età evolutiva, la psicoterapia psicoanalitica e familiare, fino all’uso della tecnica del Sand-Play in ambito analitico.
Dal 2013 vive alle Canarie ed esercita esclusivamente online, offrendo supporto in italiano a pazienti in Italia e a connazionali residenti all’estero. Crede fermamente che la lingua madre sia essenziale per entrare davvero in sintonia in un percorso terapeutico.
Nel corso della sua carriera ha lavorato a lungo a Roma, sia nel suo studio privato che in collaborazione con centri clinici, enti formativi e organizzazioni aziendali, sempre con un approccio attento alla persona, alle relazioni e al contesto.
Oggi, grazie alla terapia online, continua ad affiancare chi sente il bisogno di ritrovare equilibrio, elaborare momenti di crisi o semplicemente conoscersi meglio.
SERVIZI OFFERTI – DOTT.SSA ASSUNTA BONA
Psicologa-analista e Psicoterapeuta (indirizzo analitico-junghiano)
Terapeuta della coppia e della famiglia (indirizzo sistemico-relazionale)
👉 Lavora esclusivamente online e in lingua italiana
Psicoterapia individuale (adulti)
Ansia, attacchi di panico
Depressione
Paura del fallimento
Bassa autostima
Stress post-traumatico (lutti, perdite, cambiamenti di vita)
Difficoltà nella gestione delle relazioni
Psicoterapia per adolescenti
Difficoltà relazionali e isolamento sociale
Disturbi del comportamento alimentare
Ansia, depressione, attacchi di panico
Disagio legato all’aspetto fisico e attenzione ossessiva al corpo
Sessualità e identità
Conflitti con genitori e figure adulte
Psicoterapia di coppia e familiare
Disfunzioni nella comunicazione
Escalation del conflitto
Tradimenti
Separazioni o crisi di coppia
Sostegno alla genitorialità
Mediazione familiare
Psicoterapia per italiani all’estero (expat)
Per individui, coppie e famiglie italiane che vivono fuori dall’Italia
Lutto migratorio e nostalgia
Stress da adattamento culturale
Solitudine e senso di estraneità
Difficoltà relazionali e senso di inadeguatezza
Ansia da prestazione, bassa autostima
Depressione, vulnerabilità e affaticamento cronico
Supporto psicologico anche nella fase di rientro in patria
Psicoterapia per identità di genere e sessuale
Supporto per individui, coppie e adolescenti che vivono momenti di confusione o ridefinizione della propria identità
Crisi di identità di genere e/o sessuale
Omofobia interiorizzata, odio di sé
Elaborazione del coming-out
Gestione dell’ansia legata a pregiudizi o conflitti familiari e amicali
Sostegno nelle relazioni di coppia LGBTQIA+ con attenzione alla storia del legame, ai contesti di origine e agli stereotipi interiorizzati
Supporto specifico alle coppie expat anche rispetto alle scelte di espatrio, al rapporto con le famiglie d’origine e alle eventuali difficoltà nel rientro
Sostegno alla genitorialità
Per genitori in crisi, separati o in famiglie ricomposte
Sostegno dedicato a coppie omogenitoriali
Formazione e supervisione professionale
Formazione con approccio sistemico-relazionale a piccoli gruppi
Supervisione clinica a colleghi in formazione, in forma individuale o di gruppo
Quando rivolgersi a uno psicologo?
– Quando il malessere o i sintomi diventano costanti e prevalenti, e ci si sente sopraffatti dalla sofferenza.
– Quando ansia, paura, insicurezza, senso di solitudine ci privano di ogni energia, e ci sembra di non riuscire più a rispondere evolutivamente a ciò che ci accade.
– Quando diventa necessario imparare a raccontarci e ad ascoltarci.
Come puoi aiutare un paziente?
– Rendendo possibile il racconto della sua storia in un luogo di relazione, ascolto e condivisione.
– Accogliendo e custodendo le domande che non era mai riuscito a porsi, per potergliele restituire nella sua ricerca di senso.
– Accompagnando e custodendo il racconto nel tempo, con il tempo necessario per l’altro.
In cosa sei specializzata?
A parte quanto già indicato nel curriculum e nella descrizione, mi sembra utile aggiungere una personale puntualizzazione.
La mia formazione in psicologia analitica junghiana, da un lato, e la lunga esperienza clinica maturata nel tempo (e soprattutto quello che ho imparato dai miei pazienti), rendono difficile per me definire in modo rigido i “sintomi” che mi sento specializzata a trattare.
Nella richiesta di aiuto c’è sempre, inizialmente, il racconto di un sintomo:
ansia, rabbia, depressione, conflitto, bassa autostima, insonnia, dolore fisico
oppure di un accadimento.
Un riferimento personale
Nel 1975 ho incontrato per caso e letto un romanzo: “Le parole per dirlo” di Marie Cardinal, che racconta la storia della sua analisi.
"...Qualunque sia l’abisso in cui si sprofonda, c’è sempre un modo per riemergere se si ha vicino qualcuno disposto ad ascoltare.
Che le parole, spesso, sono troppe nella testa e vanno cercate, e fatte uscire, con pazienza e dovizia, scegliendole con cura e spingendole via, piano piano fuori, per lasciar spazio finalmente, anche al silenzio..."
È una storia che ha continuato ad accompagnarmi, e che anni dopo mi ha permesso di comprendere, ma anche di scegliere — nel mio lavoro — come ascoltare il sintomo, nella sua natura parlante.
Nell’ascolto, insieme, inizia la condivisione di un racconto, la ricerca delle parole per dirlo.
Parole e silenzio
"La Parola è uno dei sintomi dell’affetto e il Silenzio l’altro.
La comunicazione perfetta nessuno può udirla.
Esiste e la sua conferma si ha dentro."
(Emily Dickinson)
Neanche il terapeuta, alla fine di un percorso, riesce a riconoscere e udire la “comunicazione perfetta”.
La sua conferma è dentro l’altro — il paziente — quando, dopo “il tempo necessario”, ci saluta per l’ultima volta.